DECRETO INGIUNTIVO DALLA BANCA

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Perchè affidarti a noi?

Assistiamo numerosi studi legali in tutta italia, fornendo la nostra esperienza e conoscenza per opporci ai decreti ingiuntivo derivanti da un debito contratto con una banca o una finanziaria.

Se ci sono i presuposti, possiamo contestare un debito derivante da un prestito personale, un mutuo, un leasing immobiliare o un fido bancario. Questo accade in quanto siamo in gradi di rilevare minuziosamente le varie violazioni commesse dalla banca in materia di trasparenza bancaria. Nei casi in cui questo viene rilevato, dimostriamo che il credito vantato dalla banca è viziato da molte irregolarità che comportano il diritto alla sospensione del decreto. Inoltre, questa attività ci consente di ottenere un ricalcolo del debito, riducendolo dei costi illeggittimi, e in alcuni casi, di richiedere persino un rimborso!!!

Lo staff di ADL Consum ha gestito numerose pratiche relative alla gestione del contenzioso con la Banca, ottenendo risultati eccellenti.

Noi di ADL Consum possiamo aiutarti, inviaci la tua documentazione. Il nostro team condurrà un’analisi tecnico-finanziaria del contratto e, se troveremo le violazioni delle norme previste, ti assisteremo in tutti i passaggi necessari ad ottenere ciò che ti spetta. Associati con ADL Consum, tuteleremo i tuoi diritti.

Le Procedure esecutive:

Decreto ingiuntivo, Atto di precetto, Atto di pignoramento e la vendita all’asta.

  • Come funzionano?

Le procedure esecutive sono quell’insieme di attività avviate tramite il Tribunale rivolte alla soddisfazione degli interessi del creditore.

Queste procedure vengono attivate quando il debitore è inadempiente, ovvero non restituisce il proprio debito al creditore.

Il primo passo che compie la banca è quello di ottenere un TITOLO ESECUTIVO, per cui si rivolge al tribunale richiedendo di emettere un DECRETO INGIUNTIVO in suo favore. In questa fare il creditore deposita i documenti a sostegno della sua pretesa, affinché il giudice possa aver certezza che il valore richiesto sia CERTO ed ESIGIBILE. Se il debitore non si oppone, il DECRETO INGIUNTIVO diventa un TITOLO ESECUTIVO.

Per i debiti derivanti da mutui con ipoteca di primo grado, questa prima procedura non è necessaria e si può direttamente avviare la fase successiva.

Una volta trasformato il proprio credito in un TITOLO ESECUTIVO, o per i crediti derivanti da MUTUI IPOTECARI, il creditore intima al debitore di adempiere, ovvero pagare, quanto richiesto, entro un determinato termine, attraverso l’ATTO DI PRECETTO. Questo termine è l’ultima opportunità di pagare spontaneamente il debito richiesto.

Decorso tale periodo, il debitore può avviare un’esecuzione forzata, per esigere ciò che il tribunale ha stabilito. Questo può avvenire attraverso un ATTO DI PIGNORAMENTO il quale può essere  PRESSO TERZI, IMMOBILIARE o MOBILIARE.

Il PIGNORAMENTO PRESSO TERZI consente al creditore, entro regolamenti e termini di legge, di sostituirsi al debitore nel percepire delle somme di denaro. Ad esempio, possono essere pignorati i fondi assicurativi, bancari, i crediti verso clienti (se il debitore è un’azienda) o una parte dello stipendio e del TFR (se il debitore è un dipendente).

Il PIGNORAMENTO IMMOBILIARE e MOBILIARE consente al creditore, entro regolamenti e termini di legge, di sottrarre dalle disponibilità del debitore alcuni beni come arredi, veicoli od oggetti preziosi (MOBILIARE) o persino la propria casa (IMMOBILIARE). Una volta sottratti dal debitore, il tribunale incarica dei professionisti di vendere questi beni, solitamente attraverso una VENDITA ALL’ASTA. Il ricavato netto di tali vendite, viene consegnato al creditore sino al soddisfacimento del proprio credito.

  • Perché ti puoi difendere?

Ti puoi difendere da una procedura esecutiva per diverse ragioni. Infatti il primo requisito di una procedura esecutiva è che il credito sia CERTO ed ESIGIBILE.

Affinché sia tale, il creditore deve provare non solo il titolo da cui deriva, ovvero il contratto, ma anche la correttezza della la cifra richiesta.

Pertanto, se il contratto stipulato contiene violazioni in materia di trasparenza bancaria o usura, questo fatto inficia o disinnesca l’ESIGIBILITA’ del credito. Inoltre, a seguito di un eventuale violazione, i rimedi punitivi indicati dalle norme, prevedono che gli interessi siano ricalcolati e che determinate spese siano annullate. A quel punto le somme pagate in eccedenza devono essere imputate alla restituzione del capitale. Oppure potrebbe risultare che nella ricostruzione del credito, la banca abbia addebitato nel corso del tempo spese e commissioni mai pattuite. In entrambi i casi, il valore richiesto dalla banca non è più CERTO e dovrà essere ricalcolato da un Consulente Tecnico d’Ufficio.

Vi sono anche altre ragioni per opporsi, ad esempio chi agisce nei confronti del debitore potrebbe essere una società che ha acquistato il “credito” dalla banca che ha stipulato il contratto. Tuttavia, per vari motivi potrebbe non essere “legittimata ad agire”, e quindi potrebbe non aver “diritto” a richiedere un decreto ingiuntivo.

Per cui, anche se il debitore per svariati motivi, non ha potuto onorare il suo impegno, deve sempre valutare l’opportunità di opporsi al decreto ingiuntivo.

Se non si oppone, il debito della banca si consolida e diventa esecutivo, indipendentemente dal fatto che  l’importo sia corretto o no.

  • Quali sono i vantaggi nell’opporsi ad un decreto ingiuntivo?

Il primo vantaggio è quello di contestare la somma richiesta. A seguito delle violazioni rilevate e degli importi già pagati dal debitore, il debito può essere ridotto ed in alcuni casi è stato persino richiesto il rimborso delle somme pagate in eccedenza!!!!

Per cui il cliente da debitore potrebbe persino diventare creditore nei confronti della banca!!

Oltre a questo, vi è un altro importante vantaggio.

L’opposizione al decreto ingiuntivo trasforma la procedura esecutiva in un giudizio di cognizione, ovvero si instaura un procedimento giudiziale volto all’accertamento del rapporto giuridico controverso.

Da questo momento in poi, le parti dovranno esporre le proprie ragioni e rispondere a quelle della controparte. Il giudice dovrà nominare un consulente tecnico d’ufficio il quale dovrà fornire al magistrato gli elementi per valutare quale delle due parti ha ragione.

Il primo procedimento dura alcuni anni, sino a quando il giudice non emette la sentenza con la quale stabilisce quale delle parti ha la ragione.

A seguito della sentenza, la parte soccombente se lo ritiene può presentare appello, e se non soddisfatta anche il ricorso in cassazione. In tali ipotesi, la procedura complessiva dura oltre un decennio.

Questo è un enorme vantaggio per il debitore.

Infatti, nei casi in cui il debitore, pur con un debito ridotto rispetto a quello iniziale, dovrà comunque rimborsare una parte residua del capitale prestato,  egli avrà la possibilità di gestire questo tempo per trovare una soluzione economica che li consenta di onorare il proprio debito o di trovare altre soluzioni a tutela del suo patrimonio.

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